I nostri Progetti

La creazione di una rete di collaborazioni con le equipe universitarie toscane del settore agroalimentare, biomedico e archeologico e con le associazioni attive sul territorio della Toscana centro-meridionale, ha permesso alle aziende del Drago di contribuire all’organizzazione e alla realizzazione di importanti Progetti di ricerca.

Tra questi si possono segnalare alcuni Studi sperimentali, volti ad approfondire le qualità organolettiche dei nostri prodotti agricoli primari e secondari; le loro proprietà preventive e benefiche per la salute umana, oltreché le origini e i diversi processi di domesticazione delle cultivar presenti sulle nostre tavole, quando non già a rischio di estinzione genetica.

Il nostro ruolo non si esaurisce solo dotando i teams di ricerca dei prodotti da analizzare e delle informazioni che li riguardano, ma anche disseminando i risultati delle ricerche, attraverso appositi specialisti di settore. Le varie attività didattiche e i Progetti divulgativi infatti, propongono agli stakeholder non solo concetti base, ma anche approfondimenti e aggiornamenti derivanti dagli Istituti con cui siamo in contatto.

Le nostre Collaborazioni

La collaborazione tra l’Associazione Drago e il Parco delle Colline Metallifere è nata dalla volontà di conservare l’importante tradizione enogastronomica e agricola caratteristica del suo territorio. Obiettivo comune è quello di promuovere buone pratiche agricole in grado di ottenere prodotti con standard qualitativi elevati attraverso metodi di produzione sostenibili. Puntare sulla qualificazione e la valorizzazione di produzioni tipiche locali, inoltre, permette di generare importanti ricadute sociali ed economiche e favorisce processi di tutela paesaggistica ed ambientale in grado di conservare l’integrità del nostro territorio.

Il Parco delle Colline Metallifere è stato il primo in Italia ad aderire a “GEOfood”, un progetto proposto dal Magma Unesco Global Geopark, organizzazione non-profit della Norvegia, che abbraccia nuove strategie sostenibili per l’agricoltura e per le produzioni alimentari locali nei geoparchi della rete mondiale UNESCO. Il progetto propone di evidenziare la provenienza geografica delle produzioni agroalimentari e lo stretto legame tra esse e l’area geologica di provenienza, mettendo in risalto la forte relazione tra diversità geologica, composizione del terreno, materie prime e produzione alimentare. Un approccio che permette di creare non soltanto un marchio di qualità ma un vero e proprio brand di identità.

L’adesione del Parco a questa importante iniziativa darà la possibilità alla rete di aziende Drago di commercializzare i propri prodotti di filiera corta con l’etichetta GEOfood, un marchio ben riconoscibile dai consumatori che sarà in grado di connettere i prodotti con il territorio del Parco e concorrere al marketing territoriale. Il marchio GEOfood certifica tutta la filiera: produzione, trasformazione e commercializzazione per il mercato sia di prossimità e che regionale.
I vantaggi di GeoFood risiedono anche nella possibilità di promozione all’interno di un network internazionale Mondiale e partecipazione a progetti e finanziamenti finalizzati alla sostenibilità e alla riconversione green.

GEOfood  è molto più di un semplice marchio, è una filosofia completa per i territori dei Geoparchi UNESCO, un modo innovativo per connettere tutti i segmenti della popolazione con il territorio e con i visitatori e turisti. Il cibo è una lingua internazionale che chiunque lo può capire, attraverso il quale si possono mettere in contatto le persone con il suolo, la Natura e rafforzare l’educazione alimentare verso il cibo a km zero e l’uso responsabile delle risorse.

Questo progetto nasce come risposta concreta alle future sfide agricole mondiali rilevate dalle Nazioni Unite all’interno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (UN SDGs) e nello specifico dalla FAO. L’adozione del marchio GEOfood all’interno dei Geoparchi potrebbe concretamente contribuire al raggiungimento di molti degli obiettivi dell’UNSDG individuati all’interno dei 17 UN SDGs (United Nation Sustainable Development Group).

L’approccio olistico, applicato per sostenere le comunità locali e l’approccio dal basso verso l’alto (bottom-up), che caratterizzano i Geoparchi UNESCO, sono al centro della visione GEOfood. Un’iniziativa volta a supportare i produttori, agricoltori e imprenditori del territorio del Geoparco, per preservare le tradizioni e aumentare la loro economia su scala locale, rispettando l’ambiente e seguendo modelli di sostenibilità: i prodotti GEOfood provengono da materia prima locale, migliorando l’uso del cibo km zero nell’uso quotidiano, responsabilizzando le comunità locali impegnate nell’agricoltura e negli acquisti di prodotti locali.

All’interno del Global Geoparks Network si sta sviluppando un nuovo progetto educativo incentrato su economia locale, lotta contro lo spreco alimentare, economia circolare e agricoltura a km zero, stategia EU Farm to Fork, sviluppo sostenibile, green economy, eco-turismo.

L’Istituto per la BioEconomia – IBE – si occupa di attività che utilizzano bio-risorse rinnovabili della biosfera terrestre per produrre alimenti, materiali ed energia, comprende quindi il comparto della produzione primaria (agricoltura, foreste, pesca), così come i settori industriali di uso e trasformazione risorse, quello agroalimentare, quello del legno, parte dell’industria chimica, delle biotecnologie e dell’energia. Le strategie di sostenibilità ambientale e dell’uso delle risorse, di riduzione degli impatti, del rafforzamento della resilienza e supporto alla mitigazione sono incluse in questa tematica, che ha quindi una forte valenza interdisciplinare.

Nell’ambito del progetto TECNOQUALISALUS (Tecnologie innovative per l’aumento della Qualità Salutistica ed organolettica dei prodotti finiti) si occupa della realizzazione e sperimentazione dell’impianto pilota per la conservazione delle granaglie sotto azoto; della valutazione della qualità edonistica dei prodotti da forno; dei consumer test indirizzati a misurare l’accettabilità dei prodotti, la percezione della qualità da parte del pubblico; l’impatto delle informazioni sulle preferenze di acquisto e la disponibilità a pagare.

SEZIONE IN COSTRUZIONE

L’archeologia è la scienza che studia le civiltà e le culture umane del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante mediante la raccolta, la documentazione e l’analisi delle tracce materiali che hanno lasciato (architetture, manufatti, resti biologici e umani).”

Colin Renfrew, Paul Bahn, Archeologia. Teoria, metodi e pratica, Bologna: Zanichelli 2018

 

Nello studio delle comunità antiche, le discipline archeologiche hanno messo la produzione alimentare al centro del proprio interesse, approfondendo sempre di più le conoscenze fornite dal recupero dei resti biologici, vegetali ed animali restituiti dagli scavi ed intrecciando rapporti di collaborazione sempre più intensa con i biologi, i botanici ed ora anche con i genetisti.

Il Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Università di Siena ha promosso da tempo progetti di ricerca mirati a ricostruire i sistemi alimentari del periodo etrusco e del periodo romano, tentando di identificare, nella vegetazione fatta soprattutto di specie selvatiche che oggi sopravvivono intorno ai siti archeologici, veri e propri relitti della biodiversità antica.

In particolare la vite silvestre, l’olivastro e gli alberi da frutto sopravvissuti in forma selvatica in prossimità dei siti di età etrusca, romana o medievale, possono restituire cultivars antiche, la cui storia genetica può oggi essere analizzata e soprattutto storicizzata con l’apporto dell’archeologia. L’Università di Siena (Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali e Dipartimento di Scienze della Vita) sta lavorando da più di un decennio all’identificazione di cultivars ancora presenti nella Toscana centro-meridionale, attraverso Progetti di ricerca quali VINUM (2004-2006), ArcheoVino (2006-2008, in corso con il vigneto sperimentale di Scansano), Eleiva-Oleum-Olio (2010), Farfalla (2016) e Villa San Giovanni all’Isola d’Elba (dal 2011, attualmente in corso).

Obiettivi di queste ricerche sono stati la ricostruzione delle tappe di domesticazione di alcune specie, dalla protostoria al periodo romano e soprattutto le forme di circolazione varietale che hanno portato nelle zone di cultura etrusca (distribuite oggi tra la Toscana e il Lazio settentrionale), vitigni di origine greca, che si sono acclimatati e diffusi nell’area tirrenica.

La diversità biologica presente nelle specie vegetali ed animali è il risultato di migliaia di anni di domesticazione e di selezione ed è stata determinata dalle mutazioni, dalla ricombinazione genica e dall’effetto della pressione selettiva operate dal clima e dall’uomo; si tratta di un patrimonio che l’ambiente e le comunità del passato ci hanno trasmesso e che è importante recuperare e tutelare attraverso la ricerca archeologica, archeobotanica, archeozoologica e genetica. Questi indirizzi di studio sono utili per individuare, inoltre, specie oggi estinte o a rischio di erosione genetica, con la finalità di ricostruire la storia e l’identità delle produzioni antiche, conferendo al tempo stesso un importante valore aggiunto al territorio rurale e al sistema agroalimentare attuale.

Per sviluppare un futuro realmente sostenibile è necessario conoscere il passato e riattivare saperi che possano ripristinare elementari forme di armonia nel rapporto tra l’uomo e l’ambiente, per rispondere in modo più incisivo ai problemi sollevati dalla rapidità dei cambiamenti climatici in corso. La storia dell’agricoltura e l’analisi dei paesaggi archeologici hanno messo a fuoco tecniche di coltivazione delle campagne e forme di policoltura varietale in cui le produzioni erano meno dipendenti dai mercati e più concentrate nel preservare le risorse utilizzate nei processi produttivi.

Processi semplici che chiudevano i cicli delle stagioni e producevano effetti positivi sulla qualità del cibo e dei paesaggi. Il trasferimento dei risultati dei progetti sulla biodiversità antica nelle campagne si può esprimere attraverso i coltivatori e le aziende agricole locali: associazioni come il Drago delle Colline Metallifere sono quindi organi fondamentali per la divulgazione dei dati e per la formazione e l’aggiornamento dell’imprenditoria locale, per la promozione degli studi sulla biodiversità e sul germoplasma antico, per uno studio diacronico dei paesaggi e la realizzazione di progetti multidisciplinari, volti allo sviluppo di un’economia sostenibile, attenta alla valorizzazione delle tipicità.

World Biodiversity Association onlus (WBA) è un’Associazione no-profit fondata nel 2004 al Museo di Storia Naturale di Verona (Italia) da un gruppo di naturalisti con il principale scopo di studiare e tutelare la diversità biologica in tutte le sue forme. L’Associazione ha due mission: “Discovering Biodiversity”, per contribuire attivamente allo studio e catalogazione di nuove specie animali e vegetali negli hot-spots di biodiversità in Italia e nel mondo, e “Conservation by Education” per una capillare azione formativa, rivolta soprattutto ai giovani, per educare alla diversità, alla tolleranza, al diritto alla vita per tutti gli organismi e al rispetto degli equilibri naturali.

Tra le attività di WBA, l’attuazione degli standard di sostenibilità Biodiversity Friend® (produzioni vegetali) e Biodiversity Friend® Beekeeping (produzioni apistiche) sono uno strumento di valutazione e crescita per le imprese agricole ed i territori in generale, verso una produzione più attenta alla conservazione delle risorse naturali, in una prospettiva, non più dilazionabile, di sostenibilità dello sviluppo.

Su questi presupposti nasce la collaborazione attiva tra WBA e l’associazione Drago, con lo scopo di creare progettualità attiva di ricerca scientifica per la tutela della biodiversità, divulgazione e conoscenza, tramite la condivisione e applicazione dei principi Biodiversity Friend®, la tutela degli impollinatori secondo i principi della Carta di San Michele all’Adige e del protocollo Biodiversity Friend® Beekeeping, nonché mediante progetti di installazione di Domus mellifera (casse nido per api selvatiche), inseckten hotel, zone rifugio e valorizzazione delle essenze mellifere autoctone.

L’Associazione “Prata tra Passato e Futuro” nasce nel 2005 per iniziativa di cittadini sensibili alla salvaguardia di cultivar locali a rischio di estinzione. Prata è una piccola frazione del Comune di Massa Marittima immersa tra le alture. La sua particolare posizione isolata, fuori dalle grandi vie di comunicazione e quindi dai commerci, gli ha permesso di conservare una realtà agricola unica con specie sopravvissute solo nelle pochissime zone che presentano caratteristiche simili a quelle delle Colline Metallifere.

Grazie al supporto dell’Unione dei Comuni Montani Colline Metallifere, del Comune di Massa Marittima, del CNR, dell’Università di Ferrara e di varie Fondazioni, ha iniziato a propagare e valorizzare varietà arboree antiche e rare identificate nelle sue campagne circostanti. Il lavoro svolto ha permesso di iscrivere ai repertori regionali più di dieci varietà’ tra olivo, vite, susino, pero e melo. Le piante, custodite in un “frutteto storico” a Prata, sono poi state distribuite tra i soci dell’associazione per garantirne la conservazione e la propagazione.

La scelta di collaborare con l’Associazione Drago delle Colline Metallifere nasce dall’esigenza di proseguire il lavoro fino ad ora svolto e per cogliere quelle opportunità di crescita e valorizzazione che solo la collaborazione tra associazioni con comuni obiettivi sono in grado di offrire.

Tra i principali scopi, infatti, non è prevista solo la conservazione e propagazione del germoplasma a rischio di estinzione, ma la divulgazione del progetto e la promozione di tutte le specificità del territorio delle Colline Metallifere.

L’ Associazione Valorizzazione Castagna Alta Maremma nasce nel 2002 per la tutela e il recupero del castagneto da frutto e la sua promozione. Proprio con questo intento nel 2009 viene indetto il premio regionale Farina di Castagne che nel 2016 si trasforma in Premio Nazionale Farina di Castagne. Un riconoscimento unico a livello nazionale e internazionale.

La realizzazione di un campo marze è una delle tante iniziative portate avanti in questi anni grazie alla collaborazione con l’Unione dei Comuni delle Colline Metallifere. Un progetto molto importante che ha permesso di preservare le specie autoctone grazie all’innesto di nuovi castagneti.

La “Banca del castagno” è un altro rilevante progetto finalizzato al recupero degli appezzamenti di castagneto abbandonati. I proprietari dei terreni che non possono curare gli alberi li donano alla nostra associazione e noi li assegniamo a chi si propone di recuperare e curare l’area.

Tra le tante attività dell’Associazione vi è anche uno studio territoriale per il riconoscimento delle tipologie castanicole, delle loro specificità e del loro uso in campo produttivo. Individuare sbocchi produttivi commerciabili permetterà di dare reddito a chi recupera i castagneti e di immettere nel mercato prodotti con elevate qualità organolettiche e nutrizionali.

Il Carpinese è la varietà più diffusa nel nostro territorio e particolarmente adatta alla produzione di farina di castagne. Un dato importante grazie al quale è stato ideato un progetto per il recupero dei vecchi seccatoi tradizionali. Per ogni struttura si effettua il controllo e lo studio delle temperature di essiccazione e si organizzano corsi di ottimizzazione del suo utilizzo.

Le farine ottenute vengono sottoposte ad analisi chimiche ed organolettiche per poi essere immesse direttamente nel mercato o utilizzate da produttori come nel caso dei soci del Drago delle Colline Metallifere. Tra i vari prodotti realizzati con le nostre farine spiccano la pasta, il pane e varie tipologie di biscotti.

Recentemente è in fase di studio la realizzazione di un prototipo di seccatoio alimentato con aria geotermica e una campagna d’azione utile a contrastare il Cinipide, un insetto fitofago dell’ordine degli imenotteri in grado di apportare gravissimi danni ai castagneti da frutto. Come ogni attività promossa dalla nostra Associazione i metodi di intervento devono essere nel pieno rispetto dell’ambiente, per questo è stato scelto di sperimentare l’inserimento dell’antagonista naturale di questo insetto, il Torimus.